Faró lo stesso

ti chiedo di desiderare il sole nel mio cielo. ti chiedo di aggiustare il piolo che traballa. ti chiedo nella folla di prendermi la mano e sollevarla. ti chiedo di credere nei miei sogni come fossero tuoi e non averne timore. ti chiedo di avere fede; non essere geloso, invidioso, competitivo. ti chiedo di amarti. e di amarmi. farò lo stesso, lo giuro. allora avrò la forza di credere ancora che la classe la fuori rappresenta soltanto la maggioranza dell’arresa. e ci basta un tandem per la rivoluzione.

Tutto l’indispensabile accade lo stesso

Manca il silenzio. quella dimensione senza suoni, streaming, zapping, mp3, e respiri lunghi. manca la preghiera bianca, senza bandiera di partito o croce, ma che viene dal procedere lento. manca la forza di aspettare, di restare immobili perchè intanto tutto l’indispensabile accade lo stesso e c’è sempre modo dopo.

Mi si escludeva

Il dramma della socialità. intorno ad un tavolo, vi guardo e mi sento inciampare nel bicchiere. nel fazzoletto. nelle posate. non sono abbastanza – non sono all’altezza – non sono bella. e tornano gli zaini capovolti. perdonatemi per i rumori, farò piano. diventerò trasparente così si possa solo sentire la mia mancanza – non l’abbondanza futile del posto che occupo.

La forza che serve

A Massimo De Pascale Ci sono fiori che vanno colti quando il gambo ha steso l’impronta fino al centro della terra. ci vuole la forza di un uomo folle sotto la pioggia per estrarre l’uncino di Dio. i giochi dei bambini che sostituiscono dinosauri alle bambole, gli occhi lunghi del caledeiscopio, e la neve sulle biciclette rosse. ti ho incontrato quando pesavo tre papaveri ed ho inghiottito spine per entrare nel tuo giardino e ci è voluto il tempo di amanti ed oleandri per sfiorarti appena e sentire l’odore di casa. eccoci, stretti sopra le ortiche, a dividere le bacche dai funghi – eccoci addormentati insieme smessi dall’attesa. eccoci, legati come il coro dei latrati.  

Fratelli d’arte

Sono le piccole cose. i gesti fatti appena. tutti i giorni. discorsivi. e reversivi. sono i non luoghi. cucù. io sono te. e te sei me. ripartire da qui, non è forse l’esito più bello della cancellazione e dello spazio? lode al disconoscimento ed all’identità che si compie altrove rispetto noi. lode a te, mio compagno d’arte.