Tornare a Venezia

Ho paura di vederti comparire mossa sul finestrino. riconoscere i profili. l’odore inconfondibile. guardare l’orologio e rendermi conto del tempo passato. sentirti urlare di prima mattina il prezzo del pesce fresco e delle gondole soffiate. e come la balena di Collodi lasciarti inghiottire le mie favole sul calare della luna. o mia amata Venezia manca poco e già tremo la nostra sirena.

Che hai per me? Girandole o arpioni?

ci sono i matti. quelli che non pensano. e ci sono quelli che nascono con la paura di diventare matti. quelli che pensano troppo. e non vivono nel buio con le girandole di luce. sono quelli che stanno nell’ombra con l’arpione nella mano maestra. ci sono dei buchi dove i matti possono far camminare fuori i pesci d’oro. e ci sono delle finestre dove quelli che hanno paura di diventare matti accumulano cenere fino a murarle. io ti dono la mia lucidità, se posso, ti restituisco l’alloro in cambio dei papaveri.

L’ancora di salvezza: devo dire grazie?

Ad uno scrittore viene data la lingua sorda perchè possa rimbombare sulla carta il suo urlo implacabile e così divenire in parte anche muto perchè solo la carta risponde alla verità di fatto quella con un territorio preciso fatto da virgole e punti di chiusa ad uno scrittore viene dato l’accesso per il parallelo e gli viene tolta l’arresa.

È lunedì, e accendo il caffè

lascio che finisca la salita e mi arrivi appena sotto il labbro. muovo la lingua ed ecco una piccola gobba lo alza verso la gravità. muove veloce in avanti le estremità. apro la bocca. ho appena mangiato un ragno. spero mi morda scendendo. intanto accendo il caffè.