Tu che sai quello che io sono

Ho visto un cavallo appoggiato sopra un asino che volava. il carro di Apollo pieno di arance rosse. ho visto un lampione spingere i cavi fino a sollevarsi ed poi vicino alla luna ho visto due lune. ho visto un barbone dormire su un tappeto volante ed ho visto un prete bere birra scadente fino ad usare il crocefisso nel posto sbagliato. ho visto il gatto nuotare nel mare. ho visto il mio sangue colare dalla testa. ho visto te, amore mio, ridere di me.

Happy Birthday to my giant

Oggi compie gli anni l’uomo per cui potrei imparare a restare senza aria. l’uomo che quando chiama il mio nome mi fa sentire una bambina. l’uomo che per quanto combini disastri resta un gigante con ghirlande di viole. l’uomo che può far profumare d’incenso una sigaretta. l’uomo che amo profondamente. l’uomo senza il quale io non sarei qui. l’uomo che vorrei ci fosse, seduto nel pubblico, a guardarmi anche inciampare – ma nell’assenza fisica c’è dentro di me. sempre. l’uomo che adesso probabilmente a casa starà facendo l’enigmistica. l’uomo per cui canto da stonata le lodi. oggi compie gli anni il mio papà. il mio super papà.

Ave Maria non ridere di me

Cado. mi taglio il ginocchio. scende qualche goccia di sangue. la metto sulla lingua. ha un sapore acido e dolce. mi viene da piangere. e piango. ancora più forte, perchè piangere chiama altro pianto. allora prendo uno straccio. e lo premo sul graffio profondo. sento pulsare. adesso la gamba è calda. quasi avesse le formiche. non l’ho. mi sento sorretta dall’altra. in parte volo. sono un uccello ferito. si accendono le candele nella grotta e le schiene si piegano. stanno pregando. mentre io le guardo, e divento un tamburo. non ho paura a Lourdes. potrei mangiare tutto il mio sangue, e me ne resterebbe ancora nelle guance. divento santa. così. come fosse un gioco di magia. Ave Maria non ridere di me. allarga le braccia poichè possa finire di cadere e finalmente riposare asciutta sognando edere rosa nel mio giardino.

Staremo accese di notte

Correrò fino a provare di avere un corpo che cade. ti porterò in braccio, sulla schiena, e ti sentirò mentre incidi il tuo peso sul mio. respirerò a pieni polmoni, con la bocca aperta e con rumore. staremo accese di notte ed avremo caldo. l’ultimo fiato lo useremo per parlare della verità e lo faremo spaccandoci al suolo come cera inondata dal fuoco.