Aspetto le formiche

Mi cade un barattolo di marmellata sulla mano. aspetto le formiche. sono burro al sole. intanto bevo. e fumo. c’è chi attende avvenga la fine. e c’è chi se la scrive da solo la propria tragedia. del giorno.

Domestica io non sono

Voglio mi si ricordi perchè assomiglio ad una bestia eppure vivo fra gli uomini addomesticata da loro ma in vero sono nomade e selvatica – fuori dal branco lontana da casa e con un cammello pieno d’acqua negli occhi.

Non restarmi nascosta

Ti ho cercato nel buio con la torcia. ho ripercorso la strada avanti ed indietro almeno dieci volte. ho spostato con la punta del piede ogni fascio d’erba. ti ho chiamato “Lena” a fiato lungo. ho fischiato. ho ascoltato l’aria ed i suoi suonatori. è notte. con il dito sotto al cuscino custodisco la tua piccola carezza. a domani, Lena.

Il motivo dell’arte

una madonna e la sua maratona. un uccello ed il suo profeta. la pietà ed il suo sesso coperto. torno al sacro libro per tacere i dubbi. non credo ci sarà un Dio per il quale farò tutto questo. piuttosto verrà dal peccato originale. dall’acqua non abbastanza pura. dall’insonnia consumata nel vino poco santo. da Maddalena.

Difficile è questa strada

Mannaggia. m’avessero scritto quand’ero poco più d’un feto da qualche parte “aspirante artista” avrei fatto di tutto per tornare dentro fin sù l’utero e non uscire a patto cambiassero etichetta. ed ora mi ritrovo qui, prossima ai 30, piena per taluni di talento ma per la legge del pane fallita o quanto meno amatoriale come si usa dire per non far troppo danno. è sventura la sensibilità del bello e poi chiunque ne è a corrente – non vi è via d’uscita che lascia passare tutti in un incendio. allor provo a trovare la risposta per ogni sfinge ma la lingua mi si sfinisce a forza di prosa e vò parafrasando la disperazione dell’uno.