Un bambino in corsa su un campo di mine

Sebastian ha il cuore trafitto insieme alla testa di cervo liofilizzata. se ne va in giro con un buco nel petto e lo riempie di quelli surgelati. Sebastian non ama. Sebastian ride quando gli altri piangono. Sebastian non ha mai paura perchè è innocente come un bambino in corsa su un campo di mine. Sebastian o lo si odia profondamente altrimenti ti sostituisce le braccia. diventa la grandezza del tuo sterno. e non c’è spazio più per altro. Sebastian è grosso. e non si rimpicciolisce. Sebastian ha gli occhi del cielo. Sebastian conosce quelle verità scomode che non pronunciamo perchè ci ricordano quando Santa Lucia divenne solo una statua accecata. Sebastian, entra, ma fai piano. sto ancora dormendo e se vuoi metterti ai piedi del letto, accomodati, ed aspetta. io mi sveglierò e ti continuerò a guardare.

La signora della morte

Ho del marzapane incastrato fra i denti. le gengive sanguinavano dentro il colluttorio. stamani. vorrei comprare una dentiera prima di perderli tutti e sovrapporla. avrei due file di denti. sembrerei a tratti un animale. sarei più a mio agio mangiando le stecche di mandorla dura. e poi la nonna diceva che gli incubi sui denti parlano della morte. io diverrei la signora della morte. sarei drammaticamente bellissima.  

Acqua in bocca. Ma prendo nota.

Le parole hanno le rughe. ad un certo punto, almeno. Mario ha deciso di diventare muto. beve molta acqua. batte le dita frenetico su un foglio misto di lettere e si salvaguardia la lingua – dice. riprenderà a parlare quando gli mancheranno poche ore e giura (lo ha scritto nel testamento) non ometterà niente.  

L’ultimo tocco

la promessa. eravamo verso il finale. ma pronunciammo entrambi dalla stessa bocca la promessa. cercammo di toccarci in modo casto per l’ultima volta e quindi per sempre.

Circondata dalle risa

Non sono mai stata una ragazza popolare. le trecce, gli occhiali rosa, il cerotto fino tarda età, i vestiti profumo di lavanda e ricamati a mano. poi sono spuntati i capezzoli, la fuga da casa, l’amore per la letteratura crudele, le borchie ed il nero. non sono mai stata una donna simpatica. taluni mi pensano presuntuosa. scomoda. incomprensibile. ogni volta che inciampo ricordo il dente scheggiato sotto il motorino che mi correva intorno e le risate. quando scatto una fotografia ricordo la scarpa lanciata dall’ultima fila della platea e lo scroscio d’applausi per la classe che avevo giudato verso la realizzazione dello spettacolo vincente. la stessa classe che iniziò a rendermi popolare. ma non simpatica.