Resistere in corsia

Sono sveglia. priva di calmanti. prima un tubo, poi altri mi grattano le oralità. sentire dolore mi garantisce il minuto seguente. il mare. avrei bisogno di mare. quello dove non tocco e galleggiano le sirene. a pancia in sù. soffro e godo delle mie allucinazioni.

Dalle stelle al mestiere

Sostieni l’aria. e quello che pesa. quando trema, continua a tenere. se il cielo dovesse cadere lo prenderò sulla punta del dito e te ne farò dono. siamo angeli caduti nel mestiere degli uomini. mortali fino prova contraria.

Senza l’acqua

Lasciami senza acqua. spegni la pompa. rompi la rotella. cementa il tombino. lasciami senza acqua. aspetterò la pioggia. per bere. per lavarmi. per distendermi. e se ci sarà siccità mi riempirò di saliva fino a diventare secca ed arsa. vedrai, genererò pesciolini d’oro dal vomito. saprò essere la mia ultima cena.  

Una finzione per l’altra

Il liutaio ha dovuto correre a Madrid. l’aspirante suicida lo chiamò proprio prima di un tentativo già fallito. restai accomodata nel letto come fossi un felino bastardo semplicemente al riparo. la mia ex ragazza a quell’ora guidava direzione sud. io provavo ad indossare le mutande strette ma non c’era niente da fare, mi piacciono le cinture con quel coso al centro finto ma senz’altro più autentico della mia farfalla incorporata.

Confessione a vuoto

Ho nascosto un bigliettino. ho aperto il campanello della sua bicicletta nera. Lucertola la chiude al terzo blocco. non ha firma. è anonimo. mi hanno ribaltato la cartella e mi sono sbucciata fino al polpaccio. mentre mamma metteva lo iodio ho balbettato “sono omosessuale”. ma le labbra si sono mosse senza scoppio e non si è capito niente. mamma dice “devi parlare a voce alta patata” ed io rispondo “niente mamma, brucia, solo questo ho detto”.