Il nome di Lucertola

Quelli della terza la chiamano Lucertola. lei si sdraia pancia in sù verso il sole. sembra accecata con gli occhi neri. ma resta lì, immobile, per ore. e sfoglia un libro. rotola le pagine sul polpastrello mettendo una pausa tra la riga prima e quella da capo. è bellissima. quando si sposta la luce e l’ombra la sfiora appena sguscia via. si alza. toglie da dosso il respiro del cemento. fischia. e se ne va. ho intenzione di chiedere a Lucertola come si chiama per davvero.  

Sono forse io?

statua votiva. statua di legno o colorata. a spray ma anche a mano. statua piena di luci. statua pesante o dentro vuota. rivestita ricca altrimenti nuda senza niente addosso. statua di preghiere. statua di pianti. di gocce di sangue. statua nel giardino. sopra il comodino. statua nel ciondolo. statua appesa nella casa. statua madre. statua venere. statua ingombrante. statua in miniatura.

Curiosa di una storia nascosta

Joè. aveva imparato dall’uomo grasso a fare andare la macchina. si amavamo in mezzo al fumo quando la luce spartiva l’aria tra le bocche. i film si ripetevano, lanterne magiche senza sosta, con gli orari delle code e l’ultimo ritardatario in piedi in fondo alla sala. al di là della strada c’era il mappamondo in continua rotazione, dentro la baracca statue di cera mano nella mano od alternati con le patatine e le bricciole. Joè. magro come un lampione ad intermittenza. la sua storia non me la voleva proprio raccontare, accumulava posaceneri e pettinava fasci d’erba. ero una delle allodole al suo cospetto. fu in quel momento che pensai di rapire l’uomo grasso. gli avrei chiesto come riscattto la storia.

La tentazione della bandiera bianca

sei come un esercito di corpi dopo il primo proiettile. insonne. i piatti sporchi, i vestiti, le finestre chiuse, il buio e la dolce incertezza di vedere il sole. seduto sprofondato ed anche sul bordo ti reggi in piedi appena e vorresti infilare la bandiera bianca. se urli ti sentono i vicini. dormono come agnelli. dove sono finite le ninna nanne? ho ansia.

Torneremo normali?

tu non mi vuoi parlare, perchè ci siamo detti troppo. tu non mi vuoi vedere, perchè di me hai visto tutto. ed io, di te. tu non mi vuoi nemmeno ricordare perchè sono ingombrante quando sposti gli occhi indietro. tu non vuoi salvare nulla, nemmeno la bellezza, perchè pesa tanto quanto l’assenza. eppure tu mi ripeti, nei tuoi nuovi miti, cerchi qualcosa che assomigli all’abisso che avevamo comune. tu non mi vuoi perchè ti appartengo fino all’ultimo giorno e sai presto o tardi dovremo perdonarci e tornare a sentirci normali.