Le trasfigurazioni elettive

accompagnata per mano da quell’insolito cavaliere nella grande città; anche i palazzi sembravano stambecchi e le macchine balle di fieno argentato. era soffice, leggero, e soprendente discutere e riprendere il fiato sulla coda dell’altro. caddero due fiori sulla mia testa, li lasciai così un poco sgualciti a rendermi incerto il passo finché inciampando mi parve di guardare nell’uomo il bambino che infiamma la lucertola ma le copre gli occhi. entrambi vaghi nel nostro spostare lo sguardo e così precisi nell’afferrarlo immobili potevamo sembrare una vecchia fotografia – no, non certo di amanti piuttosto di fuggitivi.

Tutti quei bellissimi riflessi…

A volte ricordare è come ingoiare un rubino avere in gola lo splendore ma non riuscire più a trattenere l’aria fino a divenire gonfi e duri così tutti quei bellissimi riflessi contengono tracce di sangue e soffocamento

Ed io vedrei dal fondo

Facciamo come se il cortile sprofondasse con la palla e le scarpette sporche di fango. la tua finestra al quarto piano si accenderebbe ed io vedrei dal fondo brillare un cannocchiale verde. ti chiamerei fata. e vorrei esprimere tre desideri.

La lontana marcia

ho atteso un elefante aprisse la mia mano camminandoci dentro almeno oggi. non è arrivato. sebbene io ne abbia sentito la lontana marcia. caro elefante ti abbraccio fino a schiacciarmi.